Casa Codiglio

il blogghetto di Luca Colombo – Après moi le déluge
24
ago
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Registro quasi con sorpresa forse la prima risposta intelligente (in argomento calcistico) pronunciata dal Presidente della Fiat John Elkann.

Rispondendo alla frase del deficiente per antonomasia Massimo Moratti che ieri ha dichiarato al TG1: “Meglio multietnici che ladri” ha detto:

“Non hanno mai saputo perdere e non hanno mai imparato a vincere”

Impossibile dargli torto, anche se penso che è successo quello che è successo e siamo ridotti così male soprattutto per colpa sua.

24
ago
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Peter da Li Capanni introduce il finale di “Rhythm Of The Heat” fatto dall’orchestra invece che dai tamburi del Burundi dell’edizione originale:

24
ago
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22
ago
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E’ mancata Lidia Alciati, la fantastica cuoca del miglior ristorante del Piemonte, “da Guido” a Costigliole (At); dopo la morte del marito Guido nel 1997 ha lavorato con i figli nei loro 2 ristoranti, Andrea al “Guido” nel Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo e Piero e Ugo al “Guido” a Pollenzo a fianco dell’Università di studi gastronomici.

Ecco cosa scrive Stefano Bonilli, l’ex direttore del Gambero Rosso:

“E’ morta Lidia Alciati, una grande donna che era anche una fantastica cuoca.
Lei era la signora della cucina del ristorante Guido da Costigliole d’Asti, uno di quei locali che hanno fatto la storia della ristorazione italiana degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta perché in sala, in cantina e al mercato c’era lui, Guido, uno dei grandi della nostra cucina e perché lei, Lidia, cucinava quei piatti della tradizione piemontese che possono essere simboleggiati dai suoi agnolotti e che sono passati alla storia.
Ho avuto la fortuna di conoscere Guido e Lidia, di pranzare nel loro ristorante di Costigliole d’Asti in varie occasioni e poi di conoscere i suoi figlioli Piero, Ugo e Andrea.
La grande tradizione con loro è continuata.
Lei oggi non c’è più, e la voglio ricordare semplice, schiva, gentile, una grande donna.”

Articolo QUI

e

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20
ago
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Oggi sono stati effettuati i seguenti acquisti di giuocatori dalla prima e dalla quarta squadra di Torino:

Juventus FC: Milos Krasic e Alberto Aquilani

Torino FC (patelavache): LUCIANO ZAVAGNO E MARCO BERNACCI

Quanto sarebbe triste ed insignificante il calcio senza il Toro.

19
ago
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Il 6 luglio 2006 Francesco Cossiga inviò una lettera aperta a Franco Carraro, ex presidente della Figc, a Diego Della Valle, patron della Fiorentina, e a Claudio Lotito, presidente della Lazio: “Caro Franco, caro Diego, caro Claudio, non dovete preoccuparvi: la giustizia sportiva e’ una buffonata. Vi ho visti tutti infervorati a difendervi di fronte a questa ridicola pseudo-corte federale di giustizia sportiva dalle accuse di un certo esagitato signor Palazzi che crede forse di essere sul serio un magistrato. Ma non dovete preoccuparvi: la giustizia sportiva e’ una buffonata e io presentero’ un disegno di legge in Senato perche’ essa venga statalizzata attribuendone la competenza a sezioni speciali dei giudici amministrativi. Per il resto, se date retta a me li mandate tutti a fare in c… Con amicizia. Francesco Cossiga”. Da notare che non fu spedita alcuna lettera aperta a John Elkann o a Montezemolo: loro con la giustizia sportiva non ci lottarono proprio, patteggiando e accettando supinamente le sentenze.

18
ago
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17
ago

17
ago
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Il bravo cantante, patito di Gabriel, ha presentato dal vivo a Firenze tutto The Lamb Lies Down on Broadway facendosi accompagnare dalla cover band The Waiting Room.

Apprezzo molto Max Gazzè, ma come dimostra il video qui sotto, da questa operazione ne esce DISTRUTTO, come ne uscirebbe distrutto chiunque, per intenderci.

Ecco cosa dice di The Lamb, scritto quando i Genesis avevano 24 anni (ventiquattroanni) e dopo aver fatto nei 4 anni precedenti altrettanti capolavori quali Trespass, Nursery Cryme, Foxtrot e Selling England by the Pound: un altro pianeta, un altro mondo rispetto ad adesso:

All’epoca dell’uscita del disco eravamo tutt’e due giovanissimi, te come sei arrivato all’ascolto di The Lamb?
“È un disco che ascolto e riascolto da sempre, ma ora che ho partecipato a questa performance, per la quale ho reinterpretato alcuni brani del disco, ho studiato un po’ meglio le melodie, i testi e l’ho rivissuto con una coscienza diversa rispetto a quella con la quale lo ascoltavo anni fa. Adesso, anche con l’esperienza di musicista che ho maturato in tutti questi anni, mi sono accorto che è veramente un capolavoro, forse il più bel concept album della storia del rock. Oltre al fatto che ci siano molte belle canzoni, sono i concetti espressi, la narrazione, la storia che lo rendono formidabile, il ristudiarlo mi ha fatto venir veramente voglia di scrivere una mia opera, un mio concept album. Ora che si è un po’ perso il concetto di narrazione all’interno di un album e si sta andando sempre più verso una frammentazione dei dischi, che sono solo un insieme di canzoni scollegate tra di loro. Come ti dicevo The Lamb è bellissimo non solo nei testi e concetti, ma anche nella musica come è stata composta e strutturata, con la ripresentazione dei temi, magari la stessa melodia riproposta con armonie diverse. Bellissimo. Poi io ho sempre adorato Peter Gabriel, in assoluto”.

Facciamo una piccola considerazione: Gabriel all’apice della carriera con i Genesis, scrive tutti testi di The Lamb, porta in giro l’opera per 102 serate e lascia i Genesis. Lui, e quasi tutti gli altri membri dei Genesis, nel 1974 hanno solamente ventiquattro anni.
“Sono fenomeni incredibili, erano dei geni. Questo album rappresenta una maturità incredibile a livello di arrangiamenti, di scelte musicali, di scelte letterarie, di contesti. È veramente impressionante che abbiano potuto pensare, scrivere e realizzare un album del genere avendo quell’età. Ciò dimostra che all’epoca c’era una cultura e forse anche una coscienza della musica diversa rispetto a quella che c’è adesso. Erano dei creatori veri. Anch’io mi ricordo che alla loro età avevo un impulso creativo incredibile, ho iniziato presto a suonare, e secondo me e per la mia esperienza, capisco anche come sia più possibile fare una cosa del genere, intendo un album come The Lamb, a ventiquattro anni, all’apice delle endorfine creative, del metabolismo artistico, invece che a quarant’anni: adesso sarebbero necessari più stimoli. È completamente cambiato il mondo, purtroppo. Dico purtroppo perché il progressive ormai non esiste più, come del resto anche il rock. Dov’è? Che fine ha fatto? Io quel mondo l’ho vissuto marginalmente, perché ero adolescente negli anni ’80, ed ho mancato il coinvolgimento totale per pochi anni. Gli anni ’80 hanno visto il declino di quel mondo”.