Vittorio Feltri:
“Marco Travaglio, dopo la crisi isterica che lo ha colto giovedì ad Annozero, ha inviato una lettera a Michele Santoro, lagnandosi con lui per la brutta piega che ha assunto il programma del quale egli è ospite fisso col compito precipuo di parlare male degli assenti. La brutta piega consiste nel fatto che per la prima volta, in studio non c’erano i soliti tappetini su cui Travaglio si pulisce le suole indisturbato, ma un paio di colleghi (Nicola Porro e Maurizo Belpietro ndr) che hanno fatto ciò che altri non osano: ridergli in faccia e ricordargli un paio di peccatucci di cui si è macchiato in passato, che non gli consentirebbero di salire sul pulpito e sputare sentenze contro chi non è peggiore di lui.”
Libero:
Giovedì sera la puntata di Anno Zero aveva regalato emozioni. Erano da poco passate le 22, quando il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, e il vicedirettore de Il Giornale, Nicola Porro, stanno vincendo a punti nel difendere Bertolaso. Travaglio, infatti, ad un certo punto lo ha definito “incapace assoluto”, si rende conto di aver fatto un clamoroso autogol e cerca di rimediare. Senza successo.
“No, no, Maurizio, intendevo un’altra cosa”…
Ma l’apice della serata viene raggiunto quando Travaglio, messo a nudo, non si trattiene e urlando minaccia di lasciare lo studio.
Come mai? La vicenda che i i due giornalisti rievocano di fronte al pubblico di Anno Zero è nota.
Nell’agosto del 2002, Travaglio trascorre le vacanze dormendo in un residence pagato da Michele Aiello, insieme a Giuseppe Ciuro (detto Pippo), sottufficiale della Dia. Aiello viene condannato poco dopo a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e per aver rivelato segreti d’uffico utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Così anche Ciuro, condannato per aver favorito delle famiglie mafiose. Travaglio dice di aver pagato di tasca propria quelle vacanze, ma il difensore di Aiello lo smentisce. “A saldare fu il mio cliente”, ha detto il legale. Insomma, per Travaglio ferie gratis, tutte spesate da un mafioso. E allora non ci si raccapezza più. Perché Marco si comporta da giustizialista con chi non sta dalla sua parte, ma poi fa il garantista con se stesso.
Secondo Travaglio se Bertolaso frequenta un centro benessere è un puttaniere conclamato. Ma se è lo stesso Marco a frequentare un mafioso, nessuno dovrebbe avere da dire alcunché. Strano modo, questo, di trattare la verità.
Travaglio usa due pesi e due misure, e non vuole che ci si occupi di lui, specie che nel farlo si adottino gli stessi metodi, lo stesso gergo e la stessa faziosità mascherata di verità.
Così l’altro giorno il moralizzatore di Anno Zero, il gioppino di Santoro, è uscito dai gangheri. E questa mattina ha scritto una lunga lettera al suo mentore (Santoro, appunto), pubblicata ovviamente come spalla in prima pagina del Fatto Quotidiano. Scrive Travaglio: “Questi giornalisti di destra non sono neanche di destra: sono di Berlusconi. Non fanno i giornalisti: recitano un copione”.
E poi, ancora: “Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla. Non alcuno obbligo alla verità, serietà, coerenza, buonafede, deontologia. Come diceva Ricucci, fanno i froci col culo degli altri”. Questo giusto per dare al lettore di Libero un assaggio della pena poetica di Marco nostro.
Che prosegue: ” E ci tocca pure chiamarli colleghi, perché l’Ordine (dei giornalisti, ndr) non si è mai accorto che fanno un altro mestiere”. Non è chiaro a quale mestiere alluda Travaglio, ma è chiara un’altra cosa. Dopodiché pubblica un assegno con cui avrebbe pagato le ferie, ma le date non coincidono. Allora, com’è la faccenda? Basta segnalare una sola delle sue contraddizioni, per farlo impazzire. E non c’è Santoro che tenga.